solo soldout

A LIFE UNDER THE STAGE…

SPOON @Le Trabendo, Paris

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Parigi, 6 Novembre.

Ad un mese e mezzo dal mio trasferimento a Parigi, dopo una notte insonne, finalmente il giorno tanto atteso è arrivato. Il motovo per cui ho scelto Parigi? Si, per il live degli Spoon. Avevo solo due scelte: Parigi o Londra; ho lanciato la classica monetina e la prima ha avuto la meglio. Proprio come una monetina, il live degli Spoon ha scelto le sorti del mio futuro portandomi in una Città dalla quale non riesco più ad allontanarmi.

Sono passati sei mesi dall’ultima volta che ho visto Britt Daniel e Soci, ero a Barcellona e il loro Set era subito prima dei Goodspeed You!Black Emperor. Durante i Festival cerchi di pianificare e di incastrare al meglio tutti i live in programma, spesso ti trovi a rinunciare agli ultimi brani di un set per scappare all’altro; così, quel giorno, ho pensato “Ok, prima della fine stacco e corro dall’altra parte del Festival per i Goodspeed You!”… Morale? Mi sono persa i Goodspeed You!, gli Spoon hanno fatto il live della vita ed è stato impossibile abbandonare il palco.

Ho cominciato ad ascoltare gli Spoon nel 2002, per mano di un mio carissimo amico che all’epoca metteva dischi nel locale in cui lavoravo; così, tra Velvet Underground, Primal Scream e Bowie, sul giradischi passavano “Telephono”, ” Girls Can Tell” e “Kill The Moonlight”. Da allora li ho sempre seguiti, non col fanatismo di una super fan, ma ho sempre avuto un occhio (o meglio, orecchio) di riguardo per loro.
Solo dopo l’esperienza live capisci realmente la consistenza e il peso di una Band e, dopo il loro live, ho avuto la conferma di trovarmi davanti ad un Gruppo Monumentale; forse uno dei pochi che si possa realmente definire “Gruppo”. Spesso ci si trova davanti a “collettivi organizzati”, privi di omogeneità, che, si,  funzionano magari, ma manca la carica emotiva, l’anima; è come trovarsi davanti ad un opera esteticamente bella, ma incapace di comunicare.
Gli Spoon sono una Band compatta, ti arriva addosso tutta insieme e ti travolge; capisci che vanno oltre all’aspetto tecnico della performance, capisci che è una questione di cuore, passione e devozione.

Fatta questa premessa…

Sono le 19.00 e sono a le Trabendo con due ore d’anticipo (del resto non sono venuta a Parigi per vedere gli Spoon dal Mixer); il tempo di una birra ed ecco che inizia il set d’apertura. Mantenere la concentrazione per tutto il set risulta pressoché impossibile quando, a sinistra del palco, dietro il fonico, vedi passare ad uno ad uno tutti i componenti di uno dei gruppi che hanno segnato 12 anni della tua vita.
Sono le 21.00, si spengono le luci, ed eccoli. Rent I Pay il pezzo in apertura, nonché primo singolo estratto da “The Want My Soul”, urlato in faccia, diretto, come una secchiata d’acqua gelata prima del risveglio. La voce di Britt Daniel “si mangia” tutto quello che ha attorno, batteria compresa, si prende tutto lo spazio de le Trabendo; cambiano i toni, Rob si porta avanti col basso, seguito da Jim alla batteria, “Don’t you Evah”, di quel capolavoro di Ga Ga Ga Ga Ga.

“Single sleeps alone
And I know you don’t really mind
Five years by your side
So I know you really don’t mind”…

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Quante volte l’ho ascoltata? Quante??
Who makes your Money e KnockKnockKnock; la scaletta è bilanciata, un giusto alternarsi di brani recenti che si fondono perfettamente coi lavori di Transference e Ga Ga Ga Ga Ga (e non siamo ancora andati a toccare le note di Gimme Fiction…).
The Ghost of You Lingers, a mio avviso, la parte culminante del concerto. Il rumore continuo e ripetitivo della tastiera entra nella testa come un trapano, scava nelle ossa, la voce di Britt Daniel echeggia dalla “ferita” e da quel momento ti arriva addosso l’emozione, ti travolge e si porta via tutto quello che hai dentro. The Ghost of You Lingers risuona malinconica, distante, come il rumore del mare nelle conchiglie; e`una canzone alla quale sono legata tantissimo… Ma attenzione alla sorpresa “Me and the Bean”, da Girls Can Tell (siamo in corsa per il titolo di Live della Vita)!!! Qui il gruppo di Austin alle mie spalle si fa sentire, si, da Austin, a Parigi, per gli Spoon! A questo punto vogliamo pure Telephono!
Seguono invece Do you e I Summon you; sulla prima trattengo a malapena le lacrime, sulla seconda non c’è stato nulla da fare. Do you suona come uno sfogo, ti scuote, ti risveglia; I Summon You ti annienta, ti disarma, pensi che sei lontano, realizzi che sei solo, a mille chilometri da casa, cominciano a mancarti l’aria e la terra sotto i piedi e, se non hai nessuno al tuo fianco a sostenerti, crolli. Mi sono sempre sentita dire “Gli Spoon non hanno mai fatto il pezzo della Vita”; se I Summon You non è un “Pezzo della Vita” allora ditemi voi cos’è!!
I Just Don’t Understand e cambiamo ancora registro, passiamo a Kill the Moonlight,  “The Way We Get By” e “Small Stakes”. Qui si comincia a saltare e quello che fa Eric Harvey alla tastiera è qualcosa di mostruoso; Small Stakes e`tiratissima e potentissima, arriva addosso come un treno in corsa.  L’assestamento arriva su “Don’t make me a Target”. Alex, il nuovo arrivato preso in prestito dai Divine Fits, porta indubbiamente un valore aggiunto e dona nuova vita ad ogni brano precedente a They Want My Soul. Tutto è definibile in una sola parola: Perfetto.
Ancora, in alternanza, Inside Out, Camera, Rainy Taxy e Black Like Me ( e ancora lacrime).
Siamo agli Encore…
Outlier e Underdog! Su Underdog festa collettiva con la comitiva di Austin, impossibile stare fermi. Io sono già contenta così stasera, si può esserlo di più? Si, se Britt Daniel ti dà l’onore di scegliere il prossimo brano ” Quello che vuoi estratto da Telephono”… E allora eccomi accontentata: “Don’t Buy The Realistic” (A fine concerto pure un Fanboy venuto da Austin mi ringrazia per la scelta; si, li amo anch’io come te. Tanto). Chiudono con Rhythm & Soul e Got Nuffin.
IL LIVE DELLA VITA.

SPOON.

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