solo soldout

A LIFE UNDER THE STAGE…

TOY LIVE REVIEW @MAGNOLIA

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Milano, ore 22, facciamo il nostro ingresso al Magnolia; capiamo che la serata sarà più che positiva dal risultato proiettato sul maxischermo all’interno del locale : Milan 3 – Chievo 0 ( stando a Milano è bene che i padroni di casa stiano sereni ). Nel giro di pochissimi minuti incrociamo tra i pochi presenti Thomas Dougall, il frontman del gruppo che andremo ad ascoltare stasera: I TOY. Ha il volto di porcellana, magrissimo, capelli nero corvino e lo sguardo assente; abbiamo quasi timore che avvicinandolo si smaterializzi come un fantasma. Poco più distante, seduto ad un tavolo, Panda (il bassista). Saluta con un alzata di mano… pare abbastanza spaccato ma, dall’impatto, capiamo subito che è un personaggio e ci sfodera un timido sorriso.
Ore 22,45: Andiamo a posizionarci sotto il palco; ascolto distrattamente i ragazzi che aprono il live, mi guardo intorno e vedo pochissima gente. (Strano, penso, visto il ridottissimo costo della serata di 7€ ).
23,15: Soundcheck veloce ed eccoli schierati tutti davanti, in ordine: Dominic, Thomas, Panda e Alejandra; alle loro spalle, alla batteria, Charlie.
Le luci sono blu ed il clima e` cupo, si scorgono le ombre dei loro corpi e i capelli davanti al volto, sembrano dei fantasmi. Veniamo rapiti sin da subito da “Conductor”, pezzo d’apertura del loro ultimo album Join The Dots, lunghissima e ipnotica. Siamo attaccati al palco ma Dougall e i suoi sembrano delle figure ultraterrene, eteree, alienati, persi su un altro pianeta. Cercano di condurci nei boschi eterni della loro mente, fatti di ombre, di nebbie evanescenti e tenebre; pare ci stiano chiamando a loro da un posto cupo, sperduto e lontanissimo. Mentre noi li seguiamo sotto ipnosi, ecco che si scorge appena la luce dietro l’enorme muro di foschia e inquietudine che abbiamo davanti: Colours Running Out e Too Far Gone to Know. Ora i cinque ci mostrano il loro volto, ne distinguiamo i colori, riusciamo a vederne le espressioni, come se volessero rassicurarci dal viaggio in cui ci stanno conducendo; suona come un “Welcome”. E che ben venuto: DEAD AND GONE!!! Suona come un’esplosione nella mente, sono tutti perfetti e omogenei, ti arriva addosso e ti travolge completamente lasciandoti inerme; pure nel momento centrale di decompressione riescono a tenere alta la tensione fino alla ripresa dal sesto minuto dove perdi la ragione e l’emozione è alle stelle. Questo pezzo vale il triplo del biglietto e l’esecuzione è  Magistrale! Seguono You Won’t be the same ed Endlessy, entrambe dell’ultimo loro album. Nelle retrovie si scalda la situazione ed il pubblico si scatena sulle note di Kopter (improvvisando pure un pogo); ci pensa As we Turn a placare gli Animi. Altro punto altissimo: Left Myself Behind! Mai titolo fu più azzeccato; perdo definitivamente coscienza di ciò che accade intorno, non penso ai miei amici a pochi metri da me, non penso a chi mi sta intorno, non penso a nulla di quello che è stato prima di quei quaranta minuti, ho la mente annebbiata e sono definitivamente rapita da quei cinque sul palco. It’s been so long  dà un’altra scossa d’assestamento al pubblico, che si abbandona in balli scatenati, ed è la volta di Fall out of Love. Dieci minuti di trip senza fine in cui non si può raccontare quello che fa Panda con quel basso e nemmeno descrivervi la precisione di Alejandra alle tastiere, vi posso solo dire che non c’è hangover che tenga quello stato di stordimento; dopo Dead and Gone è il secondo pezzo che più mi lascia disarmata e attonita.
Siamo agli Encore:
My Heart Skips a Beat, vabbe` che ve lo dico a fare…. se scrivi un pezzo del genere come puoi pretendere che qualcuno non ti ami? Ruffiana, trasognante. Dopo la ruffianata: Motoring! Qui la platea è incontenibile, l’entusiasmo è incontenibile, l’incedere veloce della batteria e le chitarre ci si riversano addosso come un fiume in piena; i toy stanno dando una grandissima prova degna di una grandissima band ed il finale ne sancisce ulteriormente la grandezza: Join The Dots! La cavalcata del basso di Panda è un qualcosa da urlo, e`la colonna portante, il corpo del pezzo; sembra sia stata scritta e studiata apposta per lui. Alejandra entra di sottofondo, poi arrivano le chitarre ed infine la batteria; quando tutti gli elementi sono all’unisono si alza un muro di suono altissimo e violentissimo, il pubblico è in delirio e cala il sipario, ci lasciano col riverbero delle loro chitare, senza saluti…. li risparmiano per dopo….
… Già dopo… perché a fine concerto scendono tra la folla, autografano qualsiasi cosa gli capiti tra le mani: Vinili, bicchieri, Cd.. Riusciamo a fare due parole con loro prima che si perdano in chiacchere con chiunque. Incredibile come, una volta smontato il set, sembrino così Umani.
Ce ne andiamo a casa entusiasti, esaltati e autografati.

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This entry was posted on April 7, 2014 by and tagged , , , , , , , , , , , .
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